IL GRANDE TEATRINO OLIMPICO: L’ARTE DI FRIGGERE L’ARIA TRA VIA VIOTTI E PALAZZO CIVICO
Per capire lo stato delle cose in casa granata, basta fare un salto in via Viotti. Una piccola via nascosta a due passi da Piazza Castello dove, tra locali sfitti e giacigli d’opportunità, si trova la sede del Torino FC. Una cornice che descrive perfettamente la situazione: una società che gestisce le sue sorti all’interno di un vicolo cieco, mentre all’esterno va in scena la solita farsa contabile sullo Stadio Olimpico Grande Torino.
Invece di pianificare strutture moderne come avviene altrove, sotto la Mole va in scena la solita commedia dell’arte in tre atti tra via Viotti e Palazzo Civico.
Atto I: L’esposto alla Corte dei Conti e un plauso al coraggio
L’unico segnale di dignità e chiarezza in questo marasma è arrivato dall’iniziativa degli avvocati Paolo Rendina e Pierluigi Marengo, a cui va un doveroso plauso per aver rotto il silenzio. Il所属 esposto di oltre venti pagine alla Procura della Corte dei Conti chiede semplicemente ciò che ogni cittadino e tifoso dovrebbe pretendere: trasparenza sui soldi pubblici spesi (o non incassati) dal 2015 a oggi.
(Nota per i tifosi: i due avvocati saranno ospiti martedì sera dalle 21:00 in diretta alla trasmissione Osservatorio Granata sul loro canale YouTube per spiegare nel dettaglio le carte inviate ai magistrati).
Sotto la lente della magistratura finiscono i grandi classici:
- Un canone d’affitto ridicolo rispetto ai valori di mercato.
- La manutenzione dell’impianto (manto erboso compreso) finita a carico dei contribuenti.
- I costi per la Polizia Municipale e la viabilità mai chiaramente rimborsati.
Di fronte a tutto questo, la solita replica dell’assessore Mimmo Carretta («Ogni cosa è stata fatta con estrema correttezza») suona quasi surreale.
Atto II: Il balletto della perizia PRAXI e l’altra grande presa in giro
Ed è qui che la vicenda diventa grottesca. Il Comune ha incaricato l’advisor PRAXI di valutare lo stadio per fissare la base d’asta o di vendita. La cifra emersa? Una stima che oscilla tra i 25 e i 38 milioni di euro.
Qui scatta la vera presa in giro, un cortocircuito comico dove entrambe le parti recitano un copione finto:
- Da un lato c me Urbano Cairo, che pretende di pagare lo stadio tra i 4 e gli 8 milioni di euro (invocando le condizioni regalate alla Juventus per il Delle Alpi nel 2003), bollando la stima di PRAXI come “troppo cara”.
- Dall’altro c’è il Comune, che spara 25-30 milioni sapendo benissimo che nessuna società terza parteciperà mai a un bando a quella cifra, per poi rimanere in attesa del fantomatico progetto col Politecnico promesso da Cairo e mai pervenuto.
Atto III: La favola della scadenza a dicembre e il paracadute Serie A
Ma la perla di burocrazia resta la scadenza del 31 dicembre 2026 fissata per la concessione. Come ha fatto la Lega Serie A ad accettare l’iscrizione del Torino per il campionato 2026/2027 se il contratto scade a metà stagione?
Semplice: è la solita messinscena a uso e consumo dei tifosi.
- Per le carte della Lega, basta mostrare il contratto valido a inizio stagione con una letterina del Comune che assicura la continuità delle partite.
- Per la realtà dei fatti, a gennaio 2027 scatterà la solita “proroga tecnica ponte” fino a giugno per non interrompere il campionato e per tutelare il “pubblico interesse”.
Quello che potrebbe essere: un tesoro dorato lasciato all’abbandono
La vera tragedia di questo psicodramma tra Comune e Toro è che si sta ignorando un potenziale di sviluppo economico, urbano e culturale straordinario. L’Olimpico Grande Torino non è semplicemente uno stadio da aprire ogni 15 giorni per 90 minuti: inserito nel cuore di Santa Rita, circondato dal polmone verde di Piazza d’Armi e contiguo all’area dell’Ex Combi, l’impianto possiede le carte in regola per diventare una cittadella sportiva di livello europeo.
Soprattutto se si considera l’eccezionale vicinanza con lo Stadio Filadelfia, il tempio laico del popolo granata. Un’asse urbanistico sacro che si rafforzerà ulteriormente con il previsto trasferimento entro il 2029 del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata da Grugliasco alla sua sede naturale nel nuovo Filadelfia.
Un acquirente con una reale visione d’impresa e il Comune al suo fianco potrebbero mettere a terra interventi capaci di connettere stadio, museo e territorio:
- L’asse Olimpico-Filadelfia: Un vero e proprio percorso della memoria e dell’identità granata, in grado di attirare ogni anno decine di migliaia di visitatori e turisti sportivi da tutta Italia ed Europa.
- Aree commerciali e di intrattenimento continuative: Spazi per retail sportivo, ristoranti tematici ed eventi attivi 365 giorni all’anno.
- Riqualificazione dell’Ex Combi e pertinenze: La creazione di un polo d’eccellenza con strutture mediche sportive e campi d’allenamento integrate nel tessuto urbano.
- Varianti urbanistiche e snellimento burocratico: L’inserimento nel piano regolatore di cubature dedicate a servizi per rendere l’investimento finanziariamente sostenibile e ad alta redditività.
In qualunque città europea, un polo del genere — che unisce un impianto moderno alla storia monumentale del Filadelfia e del Museo del Grande Torino — attirebbe capitali e trasformerebbe l’intera zona nel motore della città. A Torino, invece, ci si accapiglia su qualche milione di euro di differenza sulle perizie, condannando l’area al degrado e alla frammentazione.
L’augurio finale L’augurio per il popolo granata e per la Città di Torino è uno solo: che questa vicenda segni la fine dell’era della mediocrità, delle finzioni contabili e delle proroghe “last minute”. Ci auguriamo che chi gestisce o gestirà il Torino FC alzi finalmente lo sguardo oltre il vicolo di via Viotti, comprendendo che investire sullo stadio, sulle sue aree commerciali e sulla connessione con il Filadelfia non è un favore fatto al Comune, ma l’unico modo per dare un futuro solido, moderno e ambizioso alla storia del Toro. Torino e i suoi tifosi meritano una visione d’insieme, non l’ennesimo rinvio a data da destinarsi.
Oscar Maiorano


Coso gestisce la società alla “pisello” di cane per conto dei gobbi.
speriamo che finalmente si arrivi a una soluzione che il comune di torino obblighi Cairo a vendere il torino o comprare lo stadio se no e ora che cedà la società e liberii il toro a questa agonia ciaooooooooooooo
albrile.valter70@gmail.com