Dopo la vittoria fortunosa contro l’Udinese e quella meritata contro il Parma, il Torino si prepara ad affrontare al Grande Torino il Monza di Juric. Un nuovo test per Abate, un appuntamento importante per capire se i granata stiano davvero crescendo e se i risultati delle ultime giornate siano il segnale di una squadra finalmente capace di trovare continuità.
Di fronte ci sarà proprio quel Juric che, a settembre, in Coppa Italia, aveva impartito una lezione tattica ad Abate, riuscendo a eliminare il Torino nonostante avesse schierato cinque o sei giocatori non titolari, pescando tra le seconde linee. Una sconfitta che aveva lasciato l’amaro in bocca e che oggi offre ai granata l’occasione di una rivincita sportiva.
Il solito mercato all’ultimo minuto. Non bisogna dimenticare che, quando il Torino affrontò il Monza in Coppa Italia, la squadra granata era appena uscita dall’ennesimo mercato condotto da Cairo con le operazioni decisive concentrate negli ultimi giorni, secondo una consuetudine che finisce inevitabilmente per condizionare il lavoro dell’allenatore. Una squadra costruita a mercato quasi concluso, con nuovi giocatori da inserire e meccanismi da trovare in fretta, difficilmente può presentarsi con gli equilibri e l’identità di un gruppo che lavora insieme da tempo.
Il Torino di settembre era quindi diverso da quello attuale, sia sul piano qualitativo sia sotto il profilo tattico. Ma proprio per questo la partita di domani assume un significato particolare: a distanza di quasi due mesi, quali sono stati gli upgrade della squadra? Quanto è cresciuto il gruppo? E soprattutto, Abate è riuscito a trovare quelle soluzioni tattiche che a settembre erano mancate, al punto da farsi eliminare da un Monza che aveva lasciato a riposo diversi titolari?
Una partita che pesa anche sulla classifica. Il Monza è una diretta concorrente del Torino e, fino a qualche settimana fa, sembrava trovarsi in una situazione persino peggiore di quella granata. Nelle ultime giornate, però, è riuscito a risalire, almeno in parte, dalle sabbie mobili della retrocessione, rimettendosi in corsa e rendendo ancora più importante lo scontro diretto del Grande Torino.
Vincere significherebbe dare continuità ai successi contro Udinese e Parma, ma soprattutto guadagnare terreno su una concorrente diretta e guardare alla classifica con maggiore fiducia. Per Abate sarebbe un altro passo avanti, anche sul piano della credibilità, dopo le critiche ricevute e le difficoltà incontrate in una stagione che non è certo cominciata nel migliore dei modi.
L’allenatore ha avuto la forza di risollevarsi, cercando di superare le difficoltà iniziali. Adesso, però, serve una conferma. Battere il Monza di Juric avrebbe un valore che andrebbe oltre i tre punti: significherebbe dimostrare che il Torino è cresciuto, che la squadra ha trovato una propria identità e che la brutta eliminazione in Coppa Italia appartiene ormai al passato.
E poi c’è Cairo, con le sue dichiarazioni sulla volontà di chiudere quella che, almeno nelle sue intenzioni, dovrebbe essere la sua ultima stagione alla guida del Torino con il miglior risultato di sempre. Se i granata dovessero battere anche il Monza, la classifica comincerebbe forse a dare un po’ di adito alle ambizioni presidenziali. Certo, parlare di stagione migliore di sempre è ridicolo, soprattutto considerando le ultime annate granata e forse tutto il mandato presidenziale. Ma alla fine, se Cairo riuscisse davvero a realizzare il suo sogno proprio nell’ultima stagione?. Una soddisfazione da poco, forse per lui il massimo possibile. Sarebbe una bella sorpresa. Per i tifosi, naturalmente, ancora più bella se la stagione migliore di sempre coincidesse anche con l’ultima di Cairo.–
romo


In questi ventun anni di gestione del nostro Toro alla “pisello di cane” ho visto i tifosi di Atalanta, Bologna e, adesso, Como godersela e divertirsi. Continuare a parlare di Parma Torino come se fosse la partita di chissà quale svolta, dopo che il Como ha dato quattro pappine al Manchester United in Champions League fa venire il magone! Coso devi vendere, vattene!