Prepartita Torino-Como


Prepartita Torino-Como: vorrei ma non posso, voglio, riesco

Fratelli e sorelle granata, dopo aver visto tre vittorie consecutive che non si vedevano da tanti anni, possiamo arrivare a un ulteriore test, ovvero quello contro quel Como che, per Cairo, rappresenta da sempre un punto dolente.

Già ai tempi di Vanoli, quando al Como cominciarono ad arrivare i soldi, i risultati e le soddisfazioni sportive, l’allenatore disse in una conferenza stampa, probabilmente una di quelle che poi gli costarono il posto, che in una società normale, o comunque ambiziosa come quella lariana, si fanno le cose seriamente attraverso progetti e obiettivi.

Cosa che nel Torino, come sappiamo, da 21 anni non esiste. Noi giochiamo alla giornata, di stagione in stagione, con l’unico obiettivo di arrivare decimi e di non andare troppo avanti in Coppa, per evitare costi ulteriori, puntando invece sulle plusvalenze dei giocatori magari acquistati a pochissimo e poi rivenduti a cifre superiori. Plusvalenze che il signor Cairo probabilmente si mette in tasca senza reinvestirle adeguatamente nella squadra.

Ma cosa rappresenta davvero il Como? Rappresenta una società ambiziosa, con dirigenti altrettanto ambiziosi, che investono nella squadra cercando anche dei ritorni economici dati dai risultati sportivi.

E, anche se questi ritorni non dovessero arrivare, bisogna considerare che il bacino d’utenza del Como è quello che è: i suoi tifosi non possono essere paragonati numericamente a quelli del Torino, così come la storia del Como non può essere paragonata a quella granata.

Eppure, se arrivano persone con ambizioni e disponibilità economiche, capaci di investire e di programmare, si riesce ad arrivare dove Cairo non è mai arrivato in 21 anni. Questi signori del Como ci sono riusciti in appena tre anni e oggi giocano in Champions League, un traguardo che il Torino non ha mai nemmeno avvicinato durante la gestione Cairo.

Eppure, quando nel 2006 iniziò il suo mandato, venne chiamato Papa Urbano e la prima cosa che disse fu che a Torino voleva sentire la musica della Champions. Probabilmente, visti tutti i derby che ha regalato e le soddisfazioni che ha permesso ai cugini, che per noi granata non sono certo cugini, la musica che voleva sentire era quella nello stadio della squadra di John Elkann.

E allora, cosa vogliamo vedere in campo contro il Como? Vorremmo vedere una squadra che almeno se la giochi, nonostante la differenza di valori tecnici ed economici.

Non pretendiamo necessariamente di arrivare a quattro vittorie consecutive, un risultato che forse non si vedeva dai tempi dello Scudetto, ma vogliamo vedere un Toro che lotti, che non si arrenda e che renda la vita difficile agli avversari.

Accetteremo anche una sconfitta, perché nel calcio si può perdere, ma non vogliamo più assistere alle umiliazioni delle ultime annate, con sconfitte per 5-0 o 6-0. Vogliamo una squadra che si batta fino all’ultimo minuto, che difenda la maglia e che dimostri di avere carattere e orgoglio.

E forse, se Cairo sarà allo stadio, potrà finalmente capire che cosa vorrebbe il popolo granata per il futuro del Torino: un futuro senza di lui, con una nuova proprietà fatta di imprenditori ambiziosi, capaci di investire, programmare e trasformare il Toro in una realtà competitiva, proprio come è riuscito a fare il Como.

Perché quello che manca al Torino non è la storia, non è il pubblico e non è la passione dei suoi tifosi. Quello che manca è una proprietà che abbia davvero voglia di portare questa società dove merita di stare.

Dopo 21 anni, Cairo non può più nascondersi dietro le promesse: se non è riuscito a farlo finora, forse non vuole, non può o semplicemente non crede in un progetto più ambizioso (che costerebbe cifre che solo se fosse un vero tifoso granata tirerebbe fuori).

E allora, martedì, chiediamo al Toro di scendere in campo con la voglia di lottare, di giocarsela fino in fondo e di dimostrare che questa squadra può guardare oltre la semplice salvezza e il solito decimo posto.

Il risultato sarà importante, ma lo sarà ancora di più vedere una squadra che abbia finalmente il coraggio di provarci. Perché noi granata vorremmo, vogliamo e sappiamo che si può fare. Il problema è capire se chi comanda il Torino ne sia davvero capace (certo la voglia di farlo non l’ha mai messa).

Poi probabile che le 2 prossime partite con Como e Frosinone (rivelazione di inizio stagione) ci riporteranno con i piedi per terra, perchè l’euforia di 3 partite vinte forse è cosa che non siamo abituati  MAI con il masio

Romo

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