Dal campo al bilancio: il Torino si sgretola

Dal campo al bilancio: il Torino si sgretola mentre crolla anche l’alibi dei conti in ordine.

La sconfitta di ieri al Mapei Stadium contro il Sassuolo (2-1) non è soltanto un brutto passo falso o l’ennesima dimostrazione di una squadra ancora a secco di punti dopo due giornate.

È la fotografia desolante di un progetto tecnico impoverito, soffocato da una gestione societaria il cui unico meccanismo di sopravvivenza resta quello di vendere per fare cassa.I novanta minuti di Reggio Emilia hanno mostrato una squadra fragile nei momenti chiave, punita dall’ingresso di Berardi mentre mister Ignazio Abate assisteva impotente all’ennesima dimostrazione di precarietà della sua rosa.

Ma la vera emergenza non si limita al terreno di gioco: si estende direttamente alle fondamenta economiche del club.Per anni la narrazione dominante è stata quella del “bilancio in ordine” come giustificazione per mercati di stenti e cessioni dolorose.

Oggi crolla anche quell’ultimo alibi. I numeri dell’ultimo esercizio parlano di un bilancio di nuovo pesantemente in rosso (-13,1 milioni di euro), con un debito complessivo salito a quota 160 milioni. Il Torino non vende per investire né per crescere, ma per coprire le falle di un modello che ormai scricchiola da tutte le parti.In questo scenario si inseriscono le ultime cessioni: l’addio di Alieu Njie alla Fiorentina (circa 20 milioni tra fisso e bonus) e quello di Marcus Pedersen all’Olympiakos (8 milioni).

Ma a sbalordire ancora di più è la strategia in entrata: anziché puntare su giovani sani, affamati e di prospettiva per costruire il futuro, si continua a sperperare il poco budget a disposizione su scommesse ad alto rischio o su calciatori soggetti ad continui problemi fisici, buoni solo per riempire l’infermeria granata.

Sia chiaro, massimo rispetto e augurio di pronta guarigione ai ragazzi sfortunati attualmente ai box, ma la gestione di una società di Serie A non può fondarsi su azzardi clinici e risorse sprecate.

La realtà è palese: per rendere questa squadra competitiva servono almeno tre titolari indiscutibili e una serie di riserve sani e degni della categoria.Non basterà l’eventuale “colpaccio” di fortuna dell’ultimo secondo — di quelli che a volte capitano sul gong finale del mercato — a salvare la stagione.

La piazza granata assiste all’ennesimo, drammatico déjà-vu: una squadra impoverita sul campo, un bilancio che vacilla nonostante i sacrifici e una passione costantemente mortificata.

Oscar Maiorano

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Toro76
Toro76
5 giorni fa

Non c’e piu’ nulla da fare, se non l’unica mossa logica:
CACCIARE DA TORINO L’USURPATORE DELLA DIGNITA’ GRANATA!
Dopo la svendita di Njie alla Viola, davvero basta! Se tutti noi non faremo nulla saremo complici della fine che.ci fara’ fare cairo!
Altro che tornare allo stadio, PESSIMA MOSSA! E infatti si vede come hanno iniziato, peggio non potevano!

Maurizio
Maurizio
5 giorni fa
Rispondi a  Toro76

Fallo capire agli idioti che dopo 22 anni vanno allo stadio a tifare la loro Cairese, è grazie a sta gente che siamo diventati meno di una provinciale

Mauro
Mauro
5 giorni fa

Coso è un servo dei gobbi! Volutamente gestisce il Toro alla “pisello di cane”, facciamo paura e per questo vogliono farci morire lentamente.

Maurizio
Maurizio
5 giorni fa

Nelle mani di tre imbecilli, masiota, Ds e tecnico

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