Parma-Torino, pre-partita

Dopo la vittoria sofferta contro l’Udinese, arrivata anche grazie ai regali degli avversari, la partita di Parma sarà un altro test importante per capire se il Toro ha davvero imboccato la strada giusta o se il successo di lunedì è stato soltanto una botta di fortuna. Vedere poi l’Udinese perdere 0-3 in casa contro il Lecce non aiuta certo a considerare quella granata una vittoria di particolare valore. A Parma ci aspetta una squadra che considero una seria candidata alla retrocessione e sarà quindi importante capire se riusciremo a offrire una prestazione convincente oppure se rivedremo le solite difficoltà, con una squadra che fatica a costruire gioco e a imporsi anche contro avversari alla nostra portata. Insomma, voglio capire se contro l’Udinese abbiamo visto un Toro in crescita oppure se, al di là dei tre punti conquistati, siamo ancora alle solite.

Come al solito, ci sono poi i problemi di formazione da risolvere. Abate dovrà decidere se schierare una difesa a quattro oppure a tre, cercando di sistemare un reparto che finora non ha dato grandi garanzie. Anche a centrocampo ci sono interrogativi: potrebbe esserci spazio per Casadei, anche se le parole pronunciate da Abate in conferenza stampa sembrano andare in un’altra direzione. E poi c’è l’attacco, dove bisognerà capire quali saranno le scelte del tecnico e soprattutto se riusciremo finalmente a trovare un assetto capace di garantire maggiore incisività. Insomma, i dubbi non mancano e sarà interessante vedere come Abate proverà a risolverli. Speriamo soltanto che le risposte arrivino dal campo e non si trasformino nell’ennesima occasione per recriminare su scelte discutibili e occasioni sprecate.

In classifica, i sette punti conquistati finora rappresentano soprattutto un galleggiamento. È vero che Udinese, Fiorentina e Genoa continuano a perdere terreno, ma il Lecce ha vinto e il Venezia ha portato a casa un risultato positivo. La situazione cambia praticamente ogni giornata e fare affidamento sulle disgrazie altrui è un esercizio che può diventare molto pericoloso. Siamo ancora sotto la media punti necessaria per raggiungere la salvezza e non possiamo certo permetterci di vivere alla giornata, sperando che ci sia sempre qualcuno che faccia peggio di noi. Vincere a Parma significherebbe compiere un bel salto in avanti in classifica, oltre a dare un po’ di sostanza a una vittoria contro l’Udinese che, per quanto importante per i tre punti, ha lasciato più di una perplessità. Ecco perché la partita di Parma diventa fondamentale: non tanto per stabilire già oggi quale sarà il nostro campionato, ma per capire se ci sono segnali concreti di crescita oppure se continueremo a galleggiare, affidandoci più agli errori degli avversari che ai nostri meriti.

Post scriptum – Lotito e Cairo. La vittoria della Lazio sul campo della Juventus mi offre lo spunto per una considerazione sul confronto tra Claudio Lotito e Urbano Cairo, due presidenti che spesso vengono messi sullo stesso piano perché entrambi non sono particolarmente propensi a spendere sul mercato e, quando hanno giocatori di valore, finiscono per cederli. Ma fermarsi a questa somiglianza significa ignorare la differenza fondamentale tra le due gestioni: i risultati sportivi. Lotito, nel corso dei suoi anni alla guida della Lazio, ha conquistato trofei, tra cui Coppe Italia e Supercoppe italiane, ha portato la squadra in Champions League e ha regalato ai suoi tifosi diverse soddisfazioni. Anche in questa stagione la Lazio è riuscita a ritagliarsi un ruolo da protagonista. Insomma, si può discutere quanto si vuole delle strategie di Lotito, ma i risultati sono lì da vedere. E Cairo? Da quando è alla guida del Torino, noi tifosi granata aspettiamo ancora una vera soddisfazione sportiva. Ecco perché considero il paragone improponibile: non basta spendere poco per essere uguali, perché alla fine conta quello che riesci a costruire. Se una società riesce a ottenere risultati, vincere trofei e dare entusiasmo alla propria tifoseria pur senza investimenti faraonici, significa che qualcuno sa lavorare sul piano sportivo. A Torino, invece, siamo ancora qui a discutere di obiettivi minimi, salvezze da conquistare e stagioni che sembrano non portare mai a nulla di concreto. La differenza tra Lotito e Cairo, almeno per noi granata, sta tutta qui: il primo qualche soddisfazione ai suoi tifosi l’ha data, il secondo continua a farci aspettare.

Secondo post scriptum – Abate e D’Aversa. Abate è un tecnico giovane e, a mio parere, deve ancora lavorare parecchio per raggiungere un livello che possa essere considerato accettabile per una squadra come il Torino. Non voglio bocciarlo definitivamente, perché il tempo e l’esperienza possono aiutare a crescere, ma quello che abbiamo visto finora lascia parecchi dubbi. Il rischio di una situazione che possa precipitare improvvisamente non è da escludere e, a quel punto, la società potrebbe trovarsi costretta a cambiare allenatore in corsa. Ecco perché spero che le squadre che dovessero decidere di cambiare guida tecnica, a cominciare dall’Udinese o da altre nostre concorrenti, non pensino a D’Aversa. Perché D’Aversa? Perché, se la situazione di Abate dovesse precipitare e il Torino fosse costretto a intervenire, D’Aversa potrebbe rappresentare una soluzione concreta per provare a raddrizzare la stagione e portarci alla salvezza, proprio come è già successo l’anno scorso. E, visto come stanno andando le cose, preferirei che un’eventuale carta del genere rimanesse a disposizione del Toro, invece di ritrovarcela come avversario sulla panchina di una diretta concorrente.

romo

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Mauro
Mauro
7 ore fa

Bravo! Prima si arriva ai quaranta punti e meglio è, tutto il resto è aria fritta.

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