Stadio Grande Torino, la commedia dell’assurdo

Stadio Grande Torino, la commedia dell’assurdo: anni di parole, rinvii e prese in giro tra Cairo e il Comune

Se c’è un termine che riassume alla perfezione la vicenda dello Stadio Olimpico Grande Torino, questo non è “trattativa” e non è neppure “diplomazia”. È presa in giro. Una presa in giro continua, spudorata e prolungata nel tempo, recitata a soggetto da due attori principali: il presidente del Torino FC, Urbano Cairo, e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Lo Russo.

L’ultimo presunto “ultimatum” lanciato da Palazzo Civico — che fissa al 31 dicembre la scadenza per la presentazione del famoso progetto di riqualificazione da parte della società — non convince e non incanta nessuno. Guarda caso, la voce grossa del sindaco arriva solo all’indomani dell’esposto depositato presso la Corte dei Conti di Torino da parte degli avvocati. Un passaggio cruciale che accende i riflettori sul rischio di un vero e proprio danno erariale e che scopre il vaso di Pandora di anni di silenzi, proroghe illegittime e canoni fuori mercato.

Un film già visto: la fiera dei proclami da via Viotti

Per anni si è andati avanti facendo scientemente orecchie da mercante. La concessione dello stadio era arrivata a scadenza naturale da tempo immemore, ma si è preferito vivacchiare tra proroghe farsa, annunci ad uso e consumo dei media e fantomatiche promesse di partenariati pubblico-privati mai viste su carta intestata.

Dalla sede di via Viotti abbiamo sentito di tutto: il coinvolgimento del Politecnico, masterplan avveniristici, dichiarazioni trionfali a favor di telecamera e grandi promesse d’investimento. Risultati concreti? Zero. Carte ufficiali e vincolanti depositate agli uffici del Comune? Nessuna. L’atteggiamento della proprietà appare sfrontato nella sua chiarezza: mantenere la rendita di posizione, congelare la situazione e gestire la casa del Toro come una stanza in subaffitto, senza mettere un solo euro di capitale proprio.

Il Comune e Lo Russo: svegliati solo dai magistrati contabili

Ma le responsabilità dell’amministrazione guidata da Stefano Lo Russo sono, se possibile, ancora più gravi e inaccettabili. Già più di due anni fa lo avevamo scritto e dettagliato chiaramente in un nostro articolo: i passaggi formali, giuridici e amministrativi che il Comune aveva l’obbligo di intraprendere per tutelare l’interesse pubblico ed esigere chiarezza erano noti, tracciati e improrogabili. Erano lì, neri su bianco.

E invece cosa ha fatto Palazzo Civico? Ha preferito voltarsi dall’altra parte. Ha scelto la via più comoda e pavida: prorogare, prorogare e ancora prorogare. Ha tollerato ritardi ingiustificabili, piegando le esigenze della città e delle sue istituzioni ai comodi tempi del patron granata. C’è voluto il deposito formale delle carte alla magistratura contabile da parte dei legali per costringere la Giunta a uscire dal torpore e fissare una data limite. Chiamare oggi “ultimatum” una scadenza concessa solo dopo che l’ombra della Corte dei Conti si è allungata sulle stanze del Comune è un insulto all’intelligenza dei tifosi e dei cittadini torinesi.

Dal Filadelfia all’Olimpico: l’ennesima conferma di un’indifferenza sistematica

A ulteriore conferma di questo desolante quadro, basta guardare a quanto accaduto (o meglio, non accaduto) in occasione del Centenario dello Stadio Filadelfia. Un traguardo storico, simbolico, carico di memoria per la città e per tutto il calcio italiano, trascorso nell’ennesima dimostrazione di freddezza e disinteresse da parte di società e Comune.

Mentre i tifosi tenevano viva la fiamma della memoria e della passione popolare, le istituzioni e la proprietà del club hanno mostrato ancora una volta la loro sconcertante distanza da ciò che per Torino e per la gente granata rappresenta la storia. Se questo è il sentimento riservato al mito del Filadelfia, non c’è da stupirsi che sullo Stadio Olimpico si assista a un infinito e desolante teatrino burocratico.

Ora basta farsa: rispetto per i tifosi e per la città

I tifosi del Torino e la cittadinanza sono esausti da questo deprimente palleggio tra via Viotti e Piazza Palazzo di Città. La storia centenaria del Torino e il valore morale della sua gente non possono continuare a essere usati come merce di scambio per questo scaricabarile infinito, dove la società prende tempo e la Giunta firma cambiali in bianco, lasciando che un bene pubblico vada incontro al degrado.

Se il 31 dicembre l’ennesima PEC non dovesse arrivare, non ci sarà spazio per ulteriori arrampicate sugli specchi o giustificazioni d’ufficio. L’unica scelta d’obbligo sarà l’avvio immediato del bando pubblico per l’assegnazione dello stadio. Qualsiasi ulteriore slittamento, “tavolo tecnico” o proroga d’emergenza sancirà in maniera definitiva la totale complicità di entrambe le parti in questa immensa presa in giro.

Oscar Maiorano

Condividi l'articolo
5 1 voto
Valutazione dell'articolo
Iscriviti
Notificami
guest

4 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Redazione
Amministratore
8 ore fa

Verissimo ,bravo Oscar

Paolo
Paolo
6 ore fa

Collodi scrisse una bellissima fiaba: Pinocchio
Per i tifosi del toro non è una fiaba, è realta

Mauro
Mauro
2 ore fa

Fra i due “litiganti” il gobbo gode.

Aldo (Al68)
Aldo (Al68)
2 ore fa

Che personaggio deprimente il Masiota, e il sindaco regge questa buffonata, ma quando, dico io, potremmo tornare ad avere un po di dignità quando !!!!

News correlate

4
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x