Torino-Monza vista dalla Maratona

Torino-Monza vista dalla Maratona: il problema non è Abate, il problema è Cairo

Amici e amiche, fratelli e sorelle granata sono tornato alla stadio.

Per vedere questo Torino-Monza dal vivo e capire bene questa squadra dopo le prime 2 giornate di campionato.

Tre partite bastano per emettere sentenze definitive? No.
Bastano però per capire se una squadra sta crescendo oppure se è destinata a ripetere gli stessi errori di sempre. E Torino-Monza ha lasciato una sensazione terribile: quella di un film già visto.
Lotteremo per salvarci, sperando di riuscirci, perché il Monza, indicato da molti come uno dei principali candidati alla retrocessione, ci ha messo sotto per larghi tratti della partita.
Novanta minuti senza un tiro in porta.
Novanta minuti senza rabbia.
Novanta minuti senza idee.
Contro un Monza pieno di riserve.


Se questa doveva essere la partita della riscossa, è diventata la partita delle domande. E la prima è la più scomoda: possibile che si possa giocare peggio di quando c’era Baroni?
Perché oggi non si vede nulla che faccia pensare a un miglioramento. Anzi.
La difesa continua a essere un disastro. E qui non ci sono alibi. Il Torino arrivava da una delle peggiori retroguardie dello scorso campionato. Era il problema numero uno. Lo vedevano tutti. Lo sapevano tutti.


E allora cosa è stato fatto?
Perché la sensazione di fragilità è la stessa?
Perché dopo un’estate intera il Torino continua a difendere come una squadra improvvisata?
La risposta porta inevitabilmente ai piani alti.
Perché nel Torino cambiano allenatori, direttori sportivi, giocatori e moduli. L’unica costante da vent’anni è Urbano Cairo.
E dopo vent’anni non si può più parlare di coincidenze.


Ogni estate viene raccontata la stessa favola. Programmazione, progetto, crescita. Poi si arriva all’ultimo giorno di mercato per completare la squadra alla bene e meglio con prestiti e parametri zero o giocatori  ex infortunati gravi. Sempre così. Ogni anno.
E allora a cosa servono il ritiro e il precampionato?
A cosa serve lavorare due mesi se la rosa definitiva arriva quando il campionato è già iniziato?
Nel calcio moderno le società ambiziose costruiscono a giugno. Il Torino aspetta settembre.


Le società ambiziose danno all’allenatore una squadra pronta. Il Torino consegna una squadra da completare.
Le società ambiziose alzano l’asticella. Il Torino la sposta sempre un po’ più in basso.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: anni e anni di galleggiamento. Mai abbastanza forti per sognare davvero. Mai abbastanza deboli per rischiare seriamente. Una mediocrità diventata sistema.
Nel frattempo in campo si vedono giocatori irriconoscibili.


Gineitis e Oristanio rischiano di diventare i nuovi Pedersen, Dembelé e Ilic: giocatori che ogni tifoso sperava di non dover vedere mai in campo per decenza e vergogna.
Simeone e Zapata sembrano le copie sbiadite di se stessi.
Eppure nessuno perde il posto. Nessuno riceve un segnale forte.
Serve il coraggio di mandare in panchina chi non rende, indipendentemente dal nome che porta sulla maglia.


Anche Abate ha le sue responsabilità. Contro un Monza imbottito di riserve il Torino avrebbe dovuto dominare. Invece non ha mai trasmesso la sensazione di avere il controllo della partita.
Ma sarebbe troppo facile scaricare tutto sull’allenatore, anche se contro il Monza ci ha messo del suo sia come formazione sia come cambi sballati per rendere difficile una partita solo da vincere.
Perché negli ultimi vent’anni sono passati decine di tecnici. E i problemi sono sempre rimasti gli stessi.


L’emblema della confusione è stato l’ingresso di Aboukhlal. Un giocatore già con la valigia in mano che trova spazio in una partita da vincere a tutti i costi. Una scelta difficile da comprendere e che racconta meglio di mille parole il momento che sta vivendo il Torino.
Ma allora perché non hai messo Njie nel finale della partita con il sassuolo?

Abate, Abate, sei già alla frutta pure tu?

Alla fine fischi e rabbia all’uscita dei giocatori.
La verità è che la rabbia dei tifosi non nasce da Torino-Monza.
Nasce da vent’anni di occasioni mancate.
Da vent’anni di promesse mai mantenute.
Da vent’anni in cui il Torino è stato gestito per restare a galla, non per tornare grande.
E allora il punto non è se Abate riuscirà a trovare la quadratura.
Il punto è un altro.
Cairo ha ottenuto tutto quello che voleva: plusvalenze puntualmente incassate, soldi finiti chissà dove e mai investiti nella società.
Quello che non ha mai costruito è un Torino all’altezza della sua storia.
Vent’anni sono un tempo sufficiente per giudicare una gestione.
E il verdetto  è sempre più netto.
Basta al galleggiamento.
Basta alle promesse.
Basta alle scuse.
Basta alle bugie.
Cairo, per molti e tanti tifosi, il tuo tempo a Torino è finito.


Vorresti fare “la stagione migliore” del tuo mandato, NON prenderci più in giro.
Sei la barzelletta dei presidenti e degli allenatori (vedere cosa ha detto Rúben Amorim, dopo la partita con il Milan su Njie).
Possibile che anche Abate ci sia cascato nelle tue balle?
Vedremo.


INTANTO per favore vattene!!


Intanto ieri TH e Ultras nella stessa curva a contestare: NON bisogna mollare la contestazione al Presidente.

Anche perchè dopo 4 giornate potremmo essere a 0 punti e la situazione potrebbe diventare critica.

E dopo 2 giornate siamo già ad uno scontro diretto salvezza a Firenze!!

ROMO

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Ermanno
Ermanno
2 giorni fa

Va via Pedersen arriva Patterson ma non potevano prendere uno con un nome diverso?

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